Vesna Pavan - Artist Painter Designer - Milano Facebook Twitter YouTube

THE DREAM OF THE LINE

Recensione critica a cura di GINEVRA BRIA

La donna che quest’artista friulana dipinge non è una donna.

Non esattamente, per lo meno. È un’idea al femminile. Abituato al folklore vistoso delle curve da sfilata e pubblicità, quelle senza mai troppa pelle addosso, l’occhio segue i lavori di Vesna Pavan (Spilimbergo, Pordenone, 1976; vive a Milano) rimanendo sempre vigile, mai pago, sempre in cerca. La retina dello spettatore s’insinua tra le pennellate e la carne reale dei collage, con la velocità con la quale una mano passerebbe su un telo, accarezzando rapidamente le coste carnose del velluto scuro.

Tessuto pastoso al primo sguardo eppure estremamente inconsistente e sfuggevole a contatto diretto con la pelle. Attraverso questa breve sinestesia si spiega con chiara semplicità il gioco di trasparenze e di delicati abbagli visivi che queste silhouette in posa, appese alle pareti della galleria, regalano; spandendo, anche se di poco, il loro rigido candore oltre la dimensione ampia e regolare degli spazi attorno. I lavori esposti, una ventina in tutto, rimangono sui muri, come poster d’altri tempi, provocando un’onda variegata di alternati bianchi e neri, a metà tra il dipinto e il collage, tra l’anonimato e il dissolvimento, tra l’evanescenza e la femminilità.

Come se la mano che li ritrae decidesse di retrocedere proprio sul punto che determina lo stile compositivo, dividendo le opere dalla scelta di un’estrema figurazione, queste ombre cave, prominenti e prorompenti, sembrano disegnate in punta di dita, sulla superficie del latte. Bocche rosse, volti senza sguardi (seppur immaginabili come perfetti), capelli folti, mani longilinee e gambe sode (come solo la perfezione mentale di una donna riuscirebbe a concepirle e a vederle) si trasformano in un miscuglio niveo dal vago sapore retrò.

L’inconsistenza di questi dipinti resta dunque il paravento ideale che li separa dall’unico concetto di spessore che manca alla serie di lavori esposti. Come una cipria che sfuma i contorni bruciati, infatti, l’immaginazione di Pavan è un espediente, tra la veglia e il sonno, che allontana e distoglie chi guarda dalla realtà imprescindibile della femminilità: la tonalità della pelle. La stessa pelle che odora per farsi carne. Se, dunque, l’unica pecca di questa serie di dipinti, mai dipinti e mai puramente concetti su carta, è e resta l’estrema compostezza dei soggetti, fin troppo languidi e assecondanti rispetto alla canicola estiva, i lavori, nella loro intrigante complicità, riservano spazi per l’immaginazione da non sottovalutare.

Vesna Pavan - Artist Painter Designer - Milano - vesnapavan@gmail.com

 
 
 
 
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